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Stenterello Film Festival

Storia

Stenterello Film Festival nasce a Firenze nel 2016 grazie ad un’idea di Andrea Muzzi. Il festival prende il nome da Stenterello, l’unica maschera tipicamente fiorentina: ironica, sagace, popolare. Una figura che incarna lo spirito della commedia come strumento critico, capace di osservare il presente attraverso la leggerezza. Le prime edizioni dello Stenterello si svolgono nel quartiere 4 ma dopo pochi anni abbraccia tutta la città diventando il festival cinematografico più rappresentativo per Firenze.

Stenterello Film Festival

I festival danno sempre spazio ai film d’autore trascurando, a nostro avviso, le commedie ritenendole, forse, un genere cinematografico minore. Per noi invece esistono soltanto due generi cinematografici; i film buoni e quelli meno riusciti. Le commedie rappresentano la storia della settima arte italiana, un genere che ha prodotto maestri stimati in tutto il mondo: Monicelli; Risi, Scola, Sordi, Tognazzi, solo per citarne alcuni. La commedia è l’arte che trasforma il dramma in un sorriso, è la capacità di raccontare con leggerezza tematiche profonde. E’ un genere popolare per questo particolarmente adatto a veicolare anche i messaggi spigolosi. Il premio “Stenterello” nasce con questa mission artistica; valorizzare l’arte della commedia. Da subito diventa una rassegna unica essendo l’unico festival italiano dedicato interamente alle commedie. La prima edizione del “Premio Stenterello” risale al 2017, grazie all’ideazione di Andrea Muzzi, autore, attore, regista fiorentino ed all’accoglienza calorosa del quartiere 4 di Firenze che trova nel suo presidente, Mirko Dormentoni, un interessato interlocutore. Nelle passate edizioni hanno ricevuto il premio Stenterello Athina Cenci, Pamela Villoresi, Leonardo Pieraccioni, Sergio Forconi e Giorgio Panariello, artisti che hanno saputo valorizzare la difficile arte della commedia. Il premio è intitolato a Stenterello, maschera tradizionale di Firenze. Ideata da Luigi del Buono, professione orologiaio, Stenterello era come il suo ideatore, magro, piccolo di statura, chiacchierone e sempre pronto alla battuta. Insomma, lo potremmo definire il perfetto prototipo dei comici toscani che trecento anni dopo avrebbero conquistato il grande schermo.